| Secondo me l'idea sottesa a Strade Perdute non è così complessa ma neanche superficiale: un uomo vive due vite parallele, non importa in che rapporto stiano l'una con l'altra. In queste vite succedono una serie di cose piuttosto spiacevoli, tanto che l'unica via rimane la fuga. Questo meccanismo richiama quello tipico dei sogni: quando il sogno si fa troppo angoscioso, interviene spontaneamente la censura inducendo l'individuo al risveglio. Nell'ultima scena, quella della fuga, vediamo la testa di Fred aprirsi: emerge qualcosa che sta sotto la superficiale corporea, razionale, le pelli si aprono e si guarda dentro: e si viene lanciati lungo una strada infinita, nel buio, e sullo sfondo il ritornello "no return". Mi ricorda una vecchia frase di Lynch “Non credo si debba rovinare quella cosa meravigliosa che è il mistero. Se ci si trovasse in una stanza, con la porta aperta e con le scale che scendono, e si spegnesse di colpo la luce, si avrebbe la forte tentazione di precipitarsi giù per quelle scale. Se si ha una visione parziale d'impatto è più forte che non di fronte a un quadro completo della situazione. L'intero può avere una logica, ma il frammento, tolto dal suo contesto, assume un eccezionale valore di astrazione. Ma allora dovremmo illuminare l’intero universo, non solo la stanza e le scale, perciò sono convinto che il mistero resti, contro ogni logica apparente” Perciò in qualche modo, l'ego si dissolve, le strutture razionali cadono, il velo di maya si strappa e ci si svela quell'in(de)finito misterioso, potremmo dire, che è l'universo. Si potrebbe anche dire che forse si tratta di una rappresentazione della ruota del Samsara, il ciclo illusorio di nascita, travaglio e morte, frangibile con il karma, l'illuminazione in cui ci si identifica non più nell'ego ma nell'essere stesso, principi questi derivati dal misticismo orientale, a cui forse Lynch sembra vicino, ma sono anch'io d'accordo che non sia il caso di puntare troppo sull'aspetto puramente concettuale in Lynch, pur non ritenendo per questo che egli sia un superficiale. E' soprattutto una dimensione intuitiva quella in cui si muove la sua ispirazione. A me personalmente questo discorso fa più pensare a qualcosa come l'ispirazione artistica. In un altro post si faceva notare come un'immagine vista da Pete nel giardino del vicino di casa, quella di una piscina gonfiabile con le barchette, somigli a una descrizione fatta da Lynch di alcune immagini ricorrenti della sua infanzia. Ma Lynch non è diventato nè un semplice meccanico o professionista come Pete nè un artista dilettante soffocato dalla gelosia e dalla rabbia come Fred: qualcosa gli ha permesso di raggiungere una specie di misteriosa zona-oltre, non più retta dalle classiche leggi della linearità e della continuità, magari Interzona usando la terminologia di Cronenberg (Pasto nudo). Il senso del Mistery Man invece non mi è del tutto chiaro. Tra l'altro non sono neanche sicuro che sia un personaggio totalmente malvagio. Non si capisce perchè dapprima sembra un alleato di Mr Lorrain (quando questi telefona a casa di Pete e gli passa il Mistery Man presentandolo come suo amico) poi induce Fred a ucciderlo. In qualche modo sembra un alleato di Fred perchè è lui a sparare a Mr Lorrain e poi a parlargli nell'orecchio, forse inducendolo a fuggire. Significativo anche che abbia in mano una videocamera (c'è chi dice banalmente che questo faccia pensare a un'identificazione dello stesso regista) e chieda a Fred il suo nome. E forse la cosa più importante è quel che dice nella suddetta telefonata: "in Oriente, nel lontano Oriente, quando un prigioniero è condannato a morte, lo mandano dov'è impossibile che veda, così che non sappia quando arriverà il boia a tagliargli la testa". Questa in realtà è la condizione esistenziale di tutti noi in attesa della morte. In questo senso il Mistery Man fa pensare a qualcosa come "fato". |